Oggi l’apparecchio a Banco Ottico è lontano dall’essere uno strumento riservato solo a vecchi fotografi di impostazione tradizionalista. Il Banco Ottico, nell’ambito della fotografia professionale e creativa sta diventando sempre più attuale. Qui di seguito si cercherà di capire perché questa particolare fotocamera continua a trovare favori e successo presso tanti giovani fotografi e vincere anche il confronto con le ultime applicazioni digitali.
Alla luce di ciò Camera Creativa è felice di annunciare un nuovo workshop sul banco ottico tenuto da Alberto Tissoni il 28 e 29 Marzo 2009 presso lo studio Camera Chiara di Arezzo.
Sembra che l’apparecchio a banco ottico stia vivendo una nuova stagione di successo. Molti giovani appassionati si stanno avvicinando alla fotografia di grande formato prefigurando anche un ritorno alla pratica del sistema analogico. Il banco ottico continua a trovare nuovi “aficionados” e lo stesso futuro è atteso anche dalla pellicola.
La domanda che nasce spontanea, a questo punto, è perché qualcuno vorrebbe ancora usare un tipo di fotocamera che è riconducibile agli albori della fotografia?
La risposta probabilmente risiede in tre aspetti: SENTIMENTALISMO, CREATIVITÀ e CONTROLLO TECNICO. Il primo punto è abbastanza ovvio ed è simile all’attrazione che alcuni automobilisti hanno per le auto d’epoca, quando sarebbe semplicemente più facile e spesso notevolmente meno costoso guidare un modello di autovettura contemporanea. Nel campo della fotografia, tali persone, sono più inclini ai classici apparecchi “folding” in legno piuttosto che a quelli di metallo su monorotaia.
Invece, il perché la CREATIVITÀ muove tanti “aficionados” verso la fotografia di grande formato è più sfaccettato, ed include, insieme ad altri argomenti tecnici discussi sotto, fattori come la possibilità di ottimizzare, in modo fine, esposizione e sviluppo per ciascuna immagine.
Oggi le emulsioni e le sensibilità delle pellicole sono progettate per riprese di scene diversamente illuminate, quindi all’operatore del banco ottico non resta altro che caricare la giusta pellicola per la scena che intende riprendere, per poi processarla e ottimizzarla secondo il trattamento di sviluppo più consono alle sue aspettative creative.
Potrebbe essere reclamato che la fotografia digitale offre questa stessa flessibilità, ma ogni fotocamera digitale è progettata per possedere il suo optimum di resa a determinate impostazioni luministiche, per cui deviare da queste impostazioni significa sempre accettare compromessi in altre aree dell’immagine come l’insorgenza del “rumore” o la perdita di fedeltà dei colori.
Quasi certamente è proprio questo potenziale creativo, senza compromessi, insieme al piacere di maneggiare un oggetto tecnologicamente affascinante e di straordinaria qualità tattile, che attrae tanti fotografi più giovani alla fotografia di grande formato in generale, e più specificamente alle “folding” in legno.
Forse il principale aspetto tecnico dell’apparecchio a Banco Ottico che induce a pensare in modo creativo, è il controllo del piano di fuoco, che può essere solo simulato, ma non replicato, se usiamo tecniche digitali.
Più specificamente, i movimenti forniti dal banco ottico permettono di riprendere scene con piani di fuoco inclinati e quindi consentono di restringere o estendere la zone di fuoco apparente attraverso l’immagine.
Gli stessi movimenti forniscono anche il controllo della prospettiva, solo questa opzione è facile da imitare in ambito digitale.
Altri vantaggi tecnici includono l’abilità di cambiare il punto di vista di un soggetto senza introdurre distorsioni prospettiche creando così l’illusione di aver usato una differente posizione della camera, questo perché se la posizione suggerita fosse stata realmente usata in ripresa avrebbe determinato qualche inconveniente all’interno dell’immagine. Una situazione classica in cui si ricorre a questa tecnica è quando si ha la necessità di fotografare, per esempio, un piatto di ottone levigato a specchio, posizionando la camera in asse con il centro del piatto, il risultato che si ottiene è un’immagine della camera riflessa all’interno del piatto, oscurando così importanti dettagli dell’oggetto ripreso.
Un abile lavoro di ritocco al computer può essere eseguito per rimuovere il riflesso della camera, ma importanti dettagli dell’oggetto, oscurati dal riflesso, saranno persi per sempre.
Il banco ottico permette di risolvere questo tipo di problematiche in pochi minuti di esecuzione mediante il posizionamento della camera fuori asse rispetto all’oggetto ripreso. Infatti usando i movimenti della camera abbiamo la possibilità di ricreare la prospettiva in pianta dell’apparecchio a banco ottico sull’oggetto.
I sostenitori del digitale potrebbero affermare che la stessa problematica, di cambiare il punto di vista senza distorsioni, può essere risolta con l’aiuto del computer, ma l’operatore del banco ottico, grazie all’Effetto di Scheimpflug, può giocare un’ulteriore carta vincente posizionando il piano di fuoco precisamente lungo tutta la superfice dell’oggetto da riprendere che ora risulta inclinato rispetto all’asse della camera.
Queste sono solo alcune motivazioni che dimostrano come l’Apparecchio a Banco ottico sia ancora utile nelle pratiche fotografiche contemporanee.
Alberto Tissoni nel suo workshop del 28 e 29 Marzo 2009 mostrerà queste ed altre tecniche di ripresa con il Banco Ottico durante una sessione fotografica in esterno.
Infine, per coloro che non vogliono rinunciare alla ripresa in digitale, si può sostituire la piastra portapellicola di una fotocamera a Banco Ottico, con un dorso di tipo One Shot o a Macroscansione.
Questi dorsi digitali, dotati di apposite piastre di adattamento a qualsiasi tipo di standarta, devono essere collegati al personal computer per l’acquisizione delle immagini. I componenti elettronici divengono quindi parte integrante del sistema fotografico e la loro giusta scelta è di massima importanza nella fotografia di alta qualità e precisione.
I personal computer più utilizzati e più adatti a queste tipologie di lavoro sono i “Power Mac” (prodotti dalla Apple), dalle indiscusse capacità di elaborazione di grossi file fotografici; i monitor consigliati, possibilmente di grandi dimensioni, sono a schermo piatto per una maggiore facilità di controllo delle geometrie fotografiche e calibrati con sonda colorimetrica.
Con questa nuova tecnologia il vetro smerigliato viene sostituito completamente dall’interfaccia grafica del software di acquisizione che, mostrandoci l’immagine inquadrata dall’obiettivo come apparirà in stampa, ci permette di controllare con estrema facilità sia i movimenti effettuati sul corpo macchina sia gli elementi che determinano la corretta esposizione del soggetto: illuminazione, profondità di campo, messa a fuoco, intervallo di luminanza e temperatura di colore.
Roberto Lavini & Alberto Tissoni
